MAIOLATI SPONTINI

L’odierno Comune di Maiolati Spontini é risultato di un lento processo di aggregazione di tre nuclei insediativi originariamente distinti: Maiolati, Scisciano e Moie, tutti e tre di origine medievale. Scisciano e Moie si costituirono verso la fine del sec. XII con il contributo determinante delle abbazie di S. Elena sull’Esino e di S. Maria delle Moie, che detenevano grosse quote di proprietà di uomini e terre nelle due contrade. Maiolati assunse l’identità di insediamento fortificato solo verso la seconda metà del `200, al termine di un processo spontaneo di popolamento e inurbamento avviato dai proprietari delle aree circostanti. A partire dal `400 divenne anche il centro di polarizzazione della vita economica e sociale degli altri insediamenti, che in fasi successive finirono per costituire un’unica entità comunale con il centro maggiore. 

L’Associazionismo comunale prese forma nella seconda metà del `200, in parte come processo spontaneo, in parte sotto la spinta del Comune Jesino, del cui territorio il castello di Maiolati entrò a far parte fin dalle origini. Dal Comune cittadino, Maiolati ricevette la forma istituzionale e lo stemma, insieme ad una limitata autonomia amministrativa, che si esprimeva attraverso gli organismi locali del Consiglio Generale o Parlamento e dalla magistratura dei Quattro Massari, mentre le scelte politiche generali erano prerogativa del governo cittadino, cui tuttavia la popolazione del castello partecipava attraverso la designazione di un continente di suoi consiglieri nel Consiglio Generale della città con diritto di ricoprire la carica di Priore a turno con gli altri castelli. Le funzioni giudiziarie e di polizia erano esercitate da un Capitano eletto ogni sei mesi dal Consiglio cittadino.

Tentativi di dare un corso diverso, più originale e autonomo, alla storia istituzionale del Comune di Maiolati non sono mancati, soprattutto nei primi decenni del `400 in concomitanza con i regimi signorili (Malatesta
e Francesco Sforza) e con la forte adesione della popolazione Fraticelli,
conclusasi con la distruzione dello stesso castello nel 1428 da parte dell’esercito della Chiesa. Tuttavia, nonostante questa ed altre parentesi e le resistenze dei proprietari locali nel `500 e nel `600, il regime istituzionale si conservò sostanzialmente intatto fino al 1808, quando con l’avvento del Regno di Italia di Napoleone il Comune acquistò completa autonomia dal governo di Jesi e venne affidato alla giuda di un sindaco di nomina prefettizia, secondo uno schema che continuerà anche dopo l’Unità d’Italia.

Nel corso dei secoli il nome di Maiolati è stato soggetto a tanti cambiamenti: l’ultima variazione è del 1939 quando, in segno di riconoscenza verso il grande musicista Gaspare Spontini, nato e morto qui (1774-1851), si aggiunse il cognome del compositore a quello del Comune, che da allora divenne Maiolati Spontini.

Il fenomeno più evidente che si è verificato negli ultimi decenni nel Comune di Maiolati Spontini è stato l’acceleramento della concentrazione dei nuclei residenziali e dei centri economici e produttivi (industrie, attività commerciali e artigianali…)  nella frazione di Moie, che è ormai il centro più grande della Media Vallesina e tende a formare insieme a Jesi un unico grande polo commerciale ed industriale. Evidente il boom demografico che ha interessato quindi la frazione di Moie. Discreto è anche l’insediamento di lavoratori stranieri o provenienti dal Sud Italia che forniscono manodopera al lavoro locale.


CASTELPLANIO

Il paese sorge a 305 metri s.l.m. e gode di un clima dolce e ventilato specie nelle serate estive. Un’antica leggenda, sulla quale si sono esercitati storici e cronisti locali, faceva risalire l’origine di Castelplanio agli abitanti scampati dalla distruzione di “Planina” (sec. V-VI d.C.) situata nei pressi di Sant’Apollinare di Monte Roberto che, dopo una breve sosta con relative fortificazioni poco oltre l’attuale agglomerato di Moie di Maiolati, avrebbero costruito il castello.

Da oltre un secolo la leggenda è stata sfatata riconducendo l’origine di Castelplanio al vicino monastero di San  Benedetto dei Frondigliosi, dipendente dall’abbazia di S. Elena  ricordato già nel 1199. Solo nel 1283, nei documenti risulta la distinzione tra l’abbazia di S. Benedetto ed il castello che sorgeva nella parte pianeggiante del colle sottostante la stessa abbazia, da cui appunto il nome di Castel del Piano.

Nel 1443 la cittadina subì, dopo un lungo assedio, il saccheggio da parte delle truppe di Niccolò Piccinino in guerra con Francesco Sforza, da una decina d’anni signore di Jesi e dell’intera Marca. Tutta la cinta muraria, dopo il saccheggio, fu interamente ricostruita dagli abitanti superstiti. Un notaio di Castelplanio, Ser Domenico di Bartolo, partecipò con Stefano di Onofrio di Massaccio (Cupra Montana), Ser Angelo Colocci e Antonio di Angelo di Jesi alla redazione, fatta tra il 1449 e il 1450, dei nuovi Statuti di Jesi e del suo Contado.

Attualmente la frazione di Macine rappresenta la zona più densamente popolata del Comune di Castelplanio. Allo sviluppo di questa frazione ha contribuito la sua collocazione nel fondovalle in prossimità della ferrovia e della superstrada che, attraversando la Vallesina , collegano Ancona a Roma. Intorno a queste importanti vie di comunicazione si sono insediati stabilimenti per la trasformazione di prodotti agroalimentari: la Barilla che produce pasta di qualità, la Fazi – Battaglia, azienda leader nella produzione ed esportazione di Verdicchio doc e l’Arena, multinazionale nel settore avicolo. Oltre a queste grandi aziende si sono insediate numerose altre piccole e medie imprese che garantiscono un buon livello occupazionale


POGGIO SAN MARCELLO

Reperti archeologici testimoniano la presenza dell’uomo nel territorio di Poggio San Marcello sin da tempi antichissimi. Negli anni ’50, durante la sua permanenza a Poggio San Marcello, Padre Luigi Agostino Grazzi, missionario saveriano e profondo conoscitore di storia, fece importanti ritrovamenti archeologici come una autentica tomba di guerriero piceno e notevoli reperti (armature, fibule, lame di pugnale, vasellame) che testimoniano la presenza – in questo territorio – di insediamenti umani fin dal 500 A.C.; esistono, inoltre, le prove del perdurare della vita durante l’impero romano ed anche nei primi tre secoli del cristianesimo, come testimoniano alcune tessere paleocristiane rinvenute casualmente nel 1956 durante i lavori di ristrutturazione della rete fognaria all’interno della cinta muraria del castello. Le origini del Castello si devono far risalire al XIII secolo.  Le cronache riferiscono che doveva essere di quel periodo una “villa” sopra il colle, dove esercitava la sua giurisdizione feudale il vescovo di Jesi. Le testimonianze degli insediamenti monacali del 1200-1300 sono ancora visibili dalla piccola chiesa di San Marcello al Poggio di stile romanico – benedettino nel cui interno è stato rilevato l’affresco di una crocifissione di sicura e provata scuola fabrianese risalente al 1400 (ora restaurato ed esposto nella chiesa parrocchiale); la chiesa di Santa Maria del Monte (a qualche chilometro dal centro abitato, lungo la via Gioncare) di cui, dall’ archivio vescovile, si ha notizia fin dal 1200 e la Cripta Gotica
risalente anch’essa al 1300.

Nel 1261 il Castello di Poggio San Marcello è citato come una realtà urbana già consolidata e fortificata. Entra nell’orbita del comune di Jesi dal 1301. La sua soggezione alla potente città della valle è  documentata da un importante documento del 1530. Si tratta della più antica pergamena che attesta la presentazione del tradizionale palio da parte del Castello alla città dominante, in occasione della festa di San Floriano, protettore di Jesi.  Poggio viene annoverato nell’ambito dello Stato jesino fino alla  caduta dell'”Ancien Regime” nelle Marche, conseguente all’invasione  napoleonica di gran parte dei territori che costituivano lo Stato  pontificio.

Intensissima fu la vita durante i secoli 1600 e 1700, ce lo testimoniano le  belle costruzioni all’interno delle mura castellane: il Palazzo Comunale  edificato nel 1772 su progetto di Andrea Vici di Rocca Contrada, presenta un soffitto affrescato con belle decorazioni. Nel 1926 viene decisa la soppressione di Poggio come Comune e l’aggregazione a Castelplanio, in qualità di frazione.

Questo stato di cose si è mantenuto fino al 1947, quando Poggio San Marcello è stato ricostituito Comune autonomo.
Poggio San Marcello è l’unico Comune dell’Istituto Comprensivo che non estende il suo territorio nel fondovalle. L’economia è rimasta prevalentemente agricola con aziende di piccola e media dimensione che impiegano manodopera familiare. Sono presenti esclusivamente piccole aziende artigianali, agroalimentari e turistiche. Gran parte della popolazione attiva si sposta a valle per raggiungere il posto di lavoro. L’età media della popolazione è elevata,  la popolazione in età scolare è invece limitata.